Non
si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze
Horkheimer-Adorno,
Dialettica
dell'illuminismo
Rivisitazioni,
traduzioni, manipolazioni

Redazione
Sergio Audano,
Gianni Caccia,
Maria Grazia Caenaro
Claudio Cazzola,
Lorenzo Fort, Letizia Lanza
Matteo Bonsante
Scheda
biobibliografica
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Inno al vino
Eternità
Inno al
vino
O dolce
caro limpido nettare, o Vino!
Figlio
del sole e dell’azzurra terra.
Guizzo
dell’uva biondeggiante altera.
Sai ben
carpire l’etere alle notti.
Picco e
fastigio e iride del cielo.
Noi -
gli umani - ebbri del tuo agio
te invochiamo riarsi, o fulgido liquore.
*
O caldo
amabile grato ristoro, o Vino!
Che sai
sprigionare aulenti lievi effluvi.
Guancia
di Venere e seno della ninfa.
Schiocco
di lampi e slancio della mente.
Coppa e
boccale, e anfora e trionfo.
Noi -
gli umani - colmi
del tuo vanto
te
invochiamo arsenti,
o tenero dolciore.
*
O
radioso lieto conforto DOC, o Vino!
Labbra
ubertose e umido capezzolo.
Sguardo
rugiadoso d’amante intemerata.
Rorida
brezza tra la terra e il cielo.
Sorriso
e incanto, e brillio e contentezza.
Noi -
gli umani -
ebbri del tuo canto
te
invochiamo bramosi,
sulle nostre mense.
*
Sappi
che noi - umani - o Vino delle convalli,
erranti
siamo sulla pencolante terra.
Tu,
uranica fonte di splendente ardore.
Noi:
tellurici, rubizzi, alticci.
Te
imploriamo per salire in alto.
Ma se
poniamo in te
- ingordi - ogni nostra gioia
ci
sbandi, ci
prilli, ci sbalzi, ci cingi,
ci
svetti, ci
girotondi, ci accechi e…
ci scaraventi a
terra.
Eternità
In
questo giorno
che di sé inonda
tutto il
mare e
tutta l’estate,
si
disgela la
tinozza dell’eterno.
Qui,
sotto il mio
segreto sguardo.
Le cose,
al largo,
si raccontano in luce
e golfi
di luci,
vibranti e deliranti.
L’armonia
è
nell’attimo che, pur brivido,
sembra
fermarsi a
contemplare.
– Severo
diapason
della mente
che come
treno al
palo
osserva,
accoglie,
registra.
Ed
è l’eterno che,
uscito in strada da me,
da te...
da
tutti... qui, ora,
si
lascia cogliere
nel suo abito di fuoco
del
mezzogiorno
estivo.
– Ferro
rovente del
fabbro che batte
sull’incudine.
Cuore orfico dell’etere
pulsante
in ogni
fibra a modellare il cielo
e la
terra. Sagace
fucina d’un forte narcisistico
specchiarsi.
Trasparenza e agio del mondo
liberatosi
dalla
culla del nulla e
rivelatosi
in noi.
E
specchiandoci...
tutti a bere, anche Dio,
l’intenso
fulgore
del giorno quando l’anima
e le cose
cantano
l’inno-ferita dell’esistenza.
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