Senecio
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Horkheimer-Adorno, Dialettica dell'illuminismo

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Nicoletta Benatelli
Scheda biobibliografica

Virgilio e la Toscana (pdf)

 

Avevo ancora viva nella memoria l’esperienza che mi era capitata poco tempo prima, quando con Chiara ed altri amici, avevamo passato un fine settimana sulle colline della Maremma in Toscana.
L’aria era calda, dolcissima. Sembrava che non ci fosse tempo, che tutto fosse fermo. Immobile.
Le luci dei paesi tutt’intorno sembravano minuscoli lumini.

C’era solo l’orizzonte della collina verso il quale camminare piano e sopra di noi il cielo. Immenso.
Le stelle erano tante, tantissime.

Non mi sembravano più lacrime.
Erano piuttosto pietre preziose incastonate sopra le nostre teste.
Camminavo tenendo il capo rivolto verso l’alto e

rischiando così di perdere l’equilibrio.
Mi allontanai da sola, lungo una stradina sterrata.
Più in basso vedevo Chiara e gli altri che si erano seduti per terra.
Io mi sentivo più tranquilla lì in disparte.
Che rumore facevano le stelle? Che vita era la loro?
Poco a poco non sentii più alcuna domanda sorgere in me.
Avvertii una pace grande che mi avvolgeva e mi accarezzava come quell’aria alle soglie dell’estate. Sentivo solo il mio respiro forte e lento. Profondo, sempre più profondo.
Mi sembrò che le cose intorno a me fossero diventate in realtà parte di me.
Immaginavo gli animali nelle loro tane mentre respiravano anch’essi dormendo.
E le piante percorse dalla linfa verde e irrorate di rugiada.

“Era notte sul mondo, e i corpi sfiniti coglievano il frutto del placido sonno; le selve e la furia del mare posavano: allora le stelle traversano i cieli  
sul colmo dell’orbita, allora si tacciono i campi e le bestie e gli uccelli dipinti, sull’ampia distesa dei limpidi laghi
e nelle campagne tra gl’ispidi rovi dormono la notte nei quieti silenzi”
*.

Ricordai queste parole di Virgilio che descrivevano il sonno del mondo. Era quella la pace che già duemila anni prima cantavano i poeti.
Continuai a sprofondare nella natura come se il mio corpo diventasse tutt’uno con essa.

La Gioia arrivò così.
D’improvviso.
Fui felice come non lo ero mai stata.
Lì sulla collina. Quella notte.
Sotto al mio corpo, terra e erba.
Sopra a me solo cielo.
La Gioia m’investì in pieno.
Aveva lo stesso ritmo del mio respiro.
Intuii che stavo accordando quel respiro ad un altro in cui stavano tutte le creature.
C’era un respiro del Cosmo.

“L’amore vince ogni cosa e noi cediamo all’amore”*

*Virgilio, Eneide 4. 522-527. Questo il testo latino, costituito da Mario Geymonat: Nox erat et placidum carpebant fessa soporem / corpora per terras silvaeque et saeva quierant / aequora, cum medio vulvuntur sidera lapsu, / cum tacet omnis ager, pecudes pictaeque volucres, / quaeque lacus late liquidos quaeque aspera dumis / rura tenent, somno positae sub nocte silenti. (ndr)

*È un verso di Virgilio, Ecl. 10. 69: Omnia vincit amor et nos cedamus amori. Già nell’antichità l’espressione «era considerata – come informa Macrobio (Saturnalia, 5,16,7) – una massima a sé stante e come tale citata (ad es. negli scoli bernensi a Lucano, 3,402, da Nonio [446,6; 526,34] e in vari luoghi medievali […]); essa è poi ripresa testualmente nel v. 437 della Ciris pseudo-virgiliana e in diverse sentenze medievali […] Diffuso è inoltre il motivo secondo cui niente è difficile per chi ama (bisogna tra l’altro ricordare che per i latini il verbo amare riguardava anche i rapporti affettivi in genere, e in particolare l’amicizia): si vedano, oltre a molti passi medievali […] Cicerone, Orator, 10,33, San Girolamo, Ep. 22,40, e soprattutto un luogo delle Epistulae ad familiares di Cicerone (3,9,1), dove l’amore insieme allo studium e alla benevolentia è uno degli atteggiamenti per i quali non esistono cose che non possano essere fatte. Ricordo che Amor tenet omnia è il titolo di uno dei Carmina Burana e anche nelle letterature moderne l’onnipotenza d’amore costituisce un topos diffuso: cf. ad es. Shakespeare, Le allegre comari di Windsor, 5,5 e due bei versi di Emily Dickinson (That love is all there is / is all we know of love); in tutte le moderne lingue europee è inoltre registrato come proverbiale il corrispettivo del motto latino», R. Tosi, DSLG, Milano 1991, pp. 639-640. (ndr)


 

 

 


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