Il potere dei Sensi*
(canto di Malkuth)
In questo caldo soffocante di agosto innaturale per questi tempi,
per questa vita,
il mio corpo ricettacolo di malessere e sudore e
traballante per i fumi della trance che sperimento ogni giorno
seduta qui a scrivere penso
che in questo clima senza senso debba certamente dimorare un dio.
La Dea sinuosa del Serpente lentamente ascende o discende ma comunque scompare
alla vista del mondo
scaduto il mandato del melograno, con legge inflessibile ella muta
e come falce di luna o luna essa stessa
si sottrae alla vista degli uomini sempre più.
Intanto il dio luminoso avanza, Lugh o Thor o chi per esso,
il dio della maturità che arde la terra per poi bruciarla in un amplesso di gioia
come adesso accade
fiamme e fuoco devastante per i monti silvani
dove non corre più Pan,
intento a curarsi le ferite.
Chi è questo nume arrabbiato che riversa lingue di fuoco sulla terra,
incestuosa ai suoi occhi?
Persefone forse tarda a ritornare sui suoi passi,
sul limite della soglia, essa stessa un limite,
e Ade oscuro riversa allora crateri di fuoco sul mondo
dal cuore dell’inferno,
dal bruciante cuore della terra?
Perché, in verità,
chi più di lui è vicino al suo cuore?
Il caldo insinuante fa breccia nelle mie difese e turbina intorno alla mia aura
incrinandola,
tutto è troppo forte e troppo brillante e troppo vivo
per la mia sopportazione
il dio Leone ci ha dato alle fiamme
forse la dea Vergine ci salverà
portandoci un po’ di freddo iperuranio.
Oscillanti fra Yin e Yang senza soluzione di continuità
forse è il mondo che ci chiede
la giusta mediazione.
*Cfr. M.L. Pesce,
Arcano della Magia, Animus et Anima, Agropoli (SA), 2010. (
ndr)
.
(canto di Vesta)
E già giunge il tempo delle Ore
solerti danzatrici nell’obliquità della luce
verde lucido del raggio
che lascia scomparire la distanza
riaffiorare la perfezione.
E giunge il tempo della Vergine severa
concentrata nella sua inclinazione
lucida nel suo passaggio.
Cammino in una chiesa nella penombra del giorno
che lentamente sfuma nella lucente notte d’uva
del calar dell’anno.
Fra nicchie nascoste
al riparo della tomba degli orfanelli
e delle sorelle dell’ordine
tu mi appari
tu che muti la forma
sostieni nuove incarnazioni
intendi nuove illusioni
azzurra
portatrice di raggio
completa nel tuo divenire
fuoco del cerchio dei dodici
dominatrice delle passioni,
Astrea,
io e te siamo uno
e io sono la Notte
che torna ogni nuovo anno
e si schiude dalla morte del giorno alla primavera
colei che è nascosta
celata dal velo dell’illusione
oscuro frastornatore di sensi
già nell’aria sento odor di fragranze e di ricchezze
di quieti segreti di ordine e abbondanza,
di dee luminose della perfezione
maggesi lucenti
signora dal raggio verde azzurro
a te che mi appari nel segreto di un’epifania
che mi parli nell’oscuro delle mie stanze
che ordini le mie intenzioni
che disciplini le manifestazioni.
Il tempo dell’ordalia è trascorso
del fuoco lucente che infiammava le percezioni
confondeva le aspirazioni
ho subito l’attrito di Saturno
livellatore delle ossa
signore della tredicesima carta
dominatore della Settima casa del mio cielo
che con lavoro di forgiatore
tempra il Sole della mia incertezza
il livellatore si è sollevato su di me
generando nuove perfezioni
smetteremo mai di lamentarci delle lezioni
dell’artiglio nelle ossa?
La vita intorno a me è gravida di futuro
nonostante tutto, il tempo è in perenne accelerazione
sei sul gradino di ieri ti sorprende l’oggi
ti incalza il domani.
Non c’è mai tempo per il presente
il tempo certo dell’ora.
Questa è la chiamata.
La visione si è diradata
ha seminato ovunque le sue tracce.
Sono qui siamo qui.
Tracciamo i filari sulla terra di nuovi destini
che ci attenderanno domani
nel tempo ovunque presente del possibile.
Alla fine sei giunta,
quieta come un’anatra
senza la maestà del cigno
oscura come una civetta.
Alla fine sei giunta,
dietro l’ombra di un’arcata,
ed io ho inteso chi eri,
chi ero.
Questo è il tempo della chiamata.
Mi sono svegliata al mattino
ho inteso il centro
per una volta ero
dove dovevo essere.
Ridiscendo sulla terra, dolorante e abbandonata dalla sua dea,
stravolta nel mezzo.
Non è un buon tempo,
non lo è stato mai.
Sento che fatichi, anche quest’incarnazione è stanca,
e noi non lo avvertiamo.
Sono qui
per fare da sciamana al tuo verso
come mi hai detto nel sogno.
Libero il potere del quinto livello
fondo il duale
produco il non verbale
scorgo oltre il velo della trascendenza
servo la Vergine del silenzio
con le fiamme blu dell’introspezione
con la pelle scura della dissoluzione
È giorno, è notte,
è la tredicesima notte, la più fonda, la più scura.
È giorno, è notte, amata mia come sei bella,
è giorno, è notte, oh come sei bella, mia amata.
*Cfr. M.L. Pesce,
Arcano della Magia, Animus et Anima, Agropoli (SA), 2010. (
ndr).