Senecio
     SENECIO
Fondatore
Emilio Piccolo

Direttore
Andrea Piccolo e Lorenzo Fort



Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze
Horkheimer-Adorno, Dialettica dell'illuminismo

Rivisitazioni, traduzioni, manipolazioni



Redazione
Gianni Caccia, Maria Grazia Caenaro, Claudio Cazzola
Letizia Lanza, Vincenzo Ruggiero Perrino, Andrea Scotto


Carlo Prosperi
Scheda biobibliografica

1. Catulliana (esercizi di traduzione)

Carmina 5

Dice il vascello che vedete, o ospiti,
che delle navi era la più celere
né d’altro legno mai poté l’abbrivio
superarlo, gli fosse necessaria
la vela o i remi al volo soccorressero.
E nega che le rive lo smentiscano
del protervo Adriatico e le Cicladi
e la famosa Rodi e la Propontide
orrida della Tracia e il mare inospite
del Ponto, dove questo, che fu in seguito
vascello, era chiomata selva e sibili
emetteva dal vertice citorio
con la chioma loquace. O Amastri pontica,
o Citoro bussifero, notissime
queste cose vi sono e già vi furono
a dire del vascello: sul tuo culmine
s’aderse esso da tempi immemorabili,
quindi bagnò nella distesa equorea
i suoi remi e di là per tante angustie
di mari mi portò, sia che l’aria
spirasse a dritta o a manca favorevole
sia che Giove di qua e di là benevolo
ambe le scotte alasse del suo soffio.
Mai fece voto ai numi litoranei
nella sua rotta dal remoto pelago
a queste acque di lago così limpide.
Ma sono storie d’altri tempi: invecchia
ora nella sua quiete solitaria
ed a voi ambedue, gemello Castore

e gemello di Castore, si dedica.


 

Carmina 6

Se non fosse antipatica e sgraziata
la tua fiamma, tu, Flavio, non potresti
tacerne e moriresti dalla voglia
di parlarne a Catullo. Ma sei cotto
di non so quale femmina da conio
malandata e di dirlo ti vergogni.
Che tu le notti non le dorma solo
alto lo grida il letto, anche se muto,
che di serti profuma e d’olio siro
e del pari il cuscino qua e là
sgualcito e il cigolìo del letto scosso
quando oscilla vibrando. A nulla serve
le prodezze tacere, proprio a nulla.
“Perché?”. Se non facessi una sciocchezza,
non te ne andresti sì slombato in giro.
Dicci dunque cos’hai, sia buona o meno:
voglio con il tuo amore sollevarti

sulle ali lievi del mio verso al cielo.

 

Carmina 7

Mi chiedi, o Lesbia, quanti baci devi
darmi perché mi bastino e m’avanzino.
Quale si stende innumere la sabbia
libica là tra i silfi di Cirene
dall’oracolo dell’estuoso Giove
al sacro avello dell’antico Batto
o quali nella notte silenziosa
infinite le stelle di lassù
gli amor furtivi spìano degli uomini
tale è l’immenso numero dei tuoi
baci che può bastare ed avanzare
al tuo pazzo Catullo. E noverarli
non possano i curiosi né le loro

male lingue insidiarci col malocchio.

 


2. Horatiana (esercizi di traduzione)

ORAZIO, Carmina 1, 11

Non chiedere – saperlo non è dato –
quale a me, quale a te sorte gli Dèi
destinino, Leucònoe, né stare
a calcolare i giri delle stelle.
Prendi la vita come viene, è meglio,
sia che Giove ci doni molti inverni
sia quest’ultimo solo che agli opposti
grèbani fiacca le onde del Tirreno.
Filtra da saggia i vini e la speranza
adèguala, se lunga, a breve spazio.
Mentre parliamo, ìnvido il tempo via
sarà volato: vivi alla giornata,

senza troppo aspettarti dal domani.

 

3. Archipoeta di Colonia, Confessio Goliae (esercizi di traduzione)

Ardendo in cuore d’ira veemente,
amareggiato parlo alla mia mente.
Sostanzïato di lievi elementi,
sembro una foglia in balìa dei venti.

E mentre è proprio di chi ha savio zelo
le fondamenta sulla roccia porre, 
io stolto assomiglio al rio che scorre
senza mai rispecchiar lo stesso cielo.

Alla deriva vado come nave
senza nocchiero, a mo’ di vago uccello
per l’aria, né mi tien catena o chiave;
cerco i simili miei, trovo un bordello.

L’austerità mi sembra cosa grave,
amo lo scherzo, più dolce dei favi.
La fatica di Venere è soave,
pure se imposta, e non lo san gli ignavi.

Seguo nell’ampia via la gioventù,
nei vizi avvolto, scordo la virtù,
più ghiotto di piacer che di salute,

morto di dentro, affino la mia cute.

 

 

 

 

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