Senecio
     SENECIO
Fondatore
Emilio Piccolo

Direttore
Andrea Piccolo e Lorenzo Fort



Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze
Horkheimer-Adorno, Dialettica dell'illuminismo

Rivisitazioni, traduzioni, manipolazioni



Redazione
Sergio Audano, Gianni Caccia, Maria Grazia Caenaro
Claudio Cazzola, Lorenzo Fort, Letizia Lanza

Paolo Valesio
Scheda biobibliografica

Dittico Pagano*

Ecate

Ogni suo apparire lo stupisce.

L’ha veduta, in questi giorni, crescere
con un’ammirazione
che preparava l’amore
ma che era nutrita di timore.
Ogni sera lasciava che l’umido biancore
invadesse la stanza un poco più.
Ma al momento del sonno
chiudeva gli scuretti.

Ieri notte: nel caldo che scendeva
dal soffitto basso di legno
ricurvo come un ventre di balena,
ha spalancato
la finestrella più vicina al letto.
Si è poi riscosso fra lo scuro e l’alba
prima che si sentissero gli uccelli,
con il petto schiacciato e gli occhi torbi.
Gli era balzata addosso
e il suo bianco malato
aveva offuscato –
gran cappuccio di cobra dispiegato –
il cielo del soffitto.

E stanotte non resta che il cielo

vuoto e rossastro.

 

Paganìa

Oggi dietro le femmine del coro,
dietro le cristiananti americane,
si vede un altro e differente ploro:
i volti di due tragiche estranee.

Una ha la faccia di Elena argiva
sotto il fitto capello ramato;
e la mano che incerta la scolpiva
le ha dato un naso nobile e scorciato.

L’altra ha il viso di adultera assassina
terrea e stanca ed anziana:
devastata da sua propria rapina,

rïafferma l’aridità pagana –
eredità della tribù d’Atreo –

e strappa il cuore alla parola “reo”.
 
*Cfr. P. Valesio, La mezzanotte di Spoleto. Prefazione di A. Bertoni, Raffaelli Editore, Rimini 2013 (ndr).

 

Dittico Cristiano*

Parla una cantatrice in un coro di chiesa

Se apro il canoro libro
e a esso volgo lo sguardo,
gli abbandono la gola e la voce
prima della mente
socchiudendo il seno
prima ancora di schiudere il cervello
al senosenso di quello spartito.
Ogni pagina rivoltata
può essere un taglio di ascia
e forse mi giungerà
la sorte di quella santa
in Alessandria:
già stesa sopra i denti della ruota
le vibrarono un colpo di mannaia
(compassione o impazienza?) e dal collo
latte sprizzò non sangue.
Il mio strumentale corpo
è una canna scavata:
versa il latte del canto,
spruzza come un turibolo impazzito
verso di voi nell’ombra
delle rossastre navate.

La cantatrice all’ascoltatrice

Grazie di avermi fatto ripensare
a quello che cantavo e dicevo.
Dopo molte prove e riprove
io non avevo ancora ben capito
che cosa avessi enunziato.
Che dal collo troncato della santa
“latte sprizzò non sangue”
mi aveva inferto un’intima paura
(temevo il latte quasi più del sangue).

Adesso, forse, un barlume
di comprendimento...
Caterina la vergine, morendo,
si è fatta al carnefice madre
(così l’alessandrina
in un sussurro parla
alla senese sanguivisionaria
da una nube di secolo all’altra).
Allora come oggi, il perdono
dev’essere risultato
a mala pena tollerabile:
come esser privati di colpo,
soffocantemente,
di quell’ossigeno d’odio
di cui si nutre la normalità

del nostro vizio diario.

 

 

*Cfr. P. Valesio, La mezzanotte di Spoleto. Prefazione di A. Bertoni, Raffaelli Editore, Rimini 2013 (ndr).


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